martedì 30 gennaio 2018

E Tu, sei pronto a scommettere su te stesso?



Quante volte abbiamo avuto la sensazione che, nel porci un obiettivo, malgrado avessimo dato il meglio di noi e compiuto tutti i sacrifici possibili, il risultato ottenuto non fosse commisurato ai nostri sforzi? 

E quante volte ciò ci ha dissuasi dall'intraprendere nuove sfide? 

Che si trattasse di un esame all'università, di un colloquio di lavoro, di un appuntamento galante o di un obiettivo lavorativo, tutti, almeno una volta, siamo stati assaliti da quella sensazione di totale impotenza che ha ferito la nostra autostima e ci ha resi più sfiduciati verso la vita. 


È una sensazione che sperimentiamo nella vita di tutti i giorni, nelle piccole cose e in quelle più importanti, e spesso ci convinciamo che siano le circostanze avverse a impedirci di raggiungere lo scopo che ci siamo prefissati. 


Come se non bastasse, anche quando facciamo autocritica, non riusciamo a trovare nella nostra condotta o nel nostro operato nulla di sbagliato. 

Ma è davvero così?

Carl Gustav Jung diceva che l'incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli alla quale sfuggiamo, proiettando tutto ciò che è negativo sul mondo circostante; diceva anche che chi è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del compito. 

Certo, più facile a dirsi che a farsi, però l'intuizione di Jung che ciò che c'è di negativo nel mondo circostante dipende dalla prospettiva attraverso cui lo guardiamo può essere un buon punto di partenza per una riflessione. 

Per quanto profondamente scoraggiati possiamo sentirci, è innegabile che se il modo in cui abbiamo ragionato e agito finora non ci ha portato i risultati sperati, tentare un altro approccio non ci costa nulla. È una scommessa intima, che facciamo con noi stessi. 

Ciascuno di noi ha diverse potenzialità e diversi limiti, ma tutti abbiamo una cosa in comune: il controllo che possiamo avere della realtà che ci circonda è estremamente circoscritto, e dobbiamo accettare che la maggior parte delle cose che ci succedono sono frutto di dinamiche complesse e vastissime che non dipendono da noi o dipendono da noi limitatamente alla nostra azione. Ecco, lo sgradevole incontro di cui parlava Jung, quello con noi stessi e con i nostri limiti. In secondo luogo, quando riflettiamo sui nostri insuccessi è opportuno che ci domandiamo se gli stiamo attribuendo il giusto valore. 

Qualsiasi obiettivo ci poniamo, per quanto importante possa essere, coinvolge solo una parte della nostra esistenza. Dobbiamo sempre tenere a mente che, quand'anche non riusciamo ad ottenere il risultato sperato in qualcosa, ci sono tante altre cose che rendono la nostra vita piena e degna di essere vissuta, come la famiglia, gli affetti, le nostre passioni e tutto ciò che ci dà gratificazione e ci rende felici. 

Se impariamo a ridimensionare l'importanza che attribuiamo alle nostre scelte, anche l'investimento emotivo che faremo in esse sarà migliore e riusciremo ad affrontarle con più lucidità e serenità. Ma saremo anche in grado di vedere la nostra ombra e sopportarne la conoscenza, come diceva Jung? 

Tutto dipende dal modo in cui scegliamo di vedere noi stessi, perché in realtà lo scegliamo. Anche se nella vita di tutti giorni siamo sottoposti a tante pressioni sociali diverse, dai canoni estetici che ci vogliono con un corpo perfetto, fino alle aspettative del mercato del lavoro che pretende sempre più lavoratori ipercompetenti e infallibili, siamo noi i veri giudici di noi stessi e siamo noi a decidere se e quanto essere spietati verso noi stessi. 

Se essere severi con noi stessi ci spinge a migliorarci, è altrettanto vero che essere complici di noi stessi ci insegnerà a volerci bene a prescindere dai nostri difetti e dalle nostre mancanze e ad affrontare le sfide che la vita ci pone con più serenità. 

E Tu, sei pronto a scommettere su te stesso? 

Sara Garau 

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