mercoledì 18 aprile 2018

Aprirsi alla propria creatività: conosciamo la "Art Therapy"

Art Therapy P. Carlini Blog 2018

“Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. 

Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. 
Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.”

(San Francesco D'Assisi)


L’arte ha un ruolo importante nelle nostre vite anche se spesso lo dimentichiamo.
Ad oggi le professioni tecniche, tecnologiche e scientifiche si sono ritagliate uno spazio enorme nel contesto sociale e hanno fatto dimenticare quanto importante sia il nostro lato creativo.

Capita spesso che qualche grande giornale, superficialmente, riporti l’attenzione sulla creatività, generando nuove mode e tendenze. Purtroppo questi media promuovono, solitamente, soltanto voghe piuttosto banali che non aiutano il vero sviluppo creativo ma è comunque un sintomo di quanto la parte "creatività" sia importante in tutti noi. 



Non molto tempo fa il New York Times uscì con diversi articoli a proposito dei libri da colorare per adulti. Già, avete letto bene: libri da colorare per adulti.

Si chiama "Coloring" questa forma di creatività. E’ stato un fenomeno molto diffuso nel mondo anglosassone che, come spesso accade, ha fatto gridare alla grande scoperta nei quotidiani e nei giornaletti scandalistici.

Un secolo fa, Carl Gustav Jung attribuiva poteri importanti ai “mandala”, disegni circolari di tradizione indiana per l’introspezione di sé e per la meditazione, ma siamo ben lontani dai libri da colorare del NY Times.

Concentrarsi su azioni semplici e ripetitive, come abbiamo spiegato per quanto riguarda i principi della “Mindfulness”, può essere utile per staccare dai mille pensieri che attraversano il cervello ad ogni attimo. Ma questi disegni prestampati, in realtà, sono dei passatempi...non c’è alcuna introspezione.

Hanno lo stesso effetto del lavoro all'uncinetto.

Con i libri da colorare, è vero, che i livelli di stress, di ansia e mal umore si riducono ma lo stesso effetto si può ottenere lavorando a maglia o con del giardinaggio.

Nulla di innovativo dunque.

E soprattutto non c’è, in queste tipologie, di attività nessuna presa di coscienza, nessun percorso alla ricerca del sé più intimo.

Ben altra cosa sono invece i casi in cui si utilizza l’arte come una vera e propria terapia: queste pratiche sono tutt'altra cosa rispetto al “Coloring” e prevedono la presenza di un terapeuta, spesso in forma anche di “maestro d’arte”.

La formula migliore, che dà maggiori risultati, è proprio quella in cui i pazienti/alunni vengono introdotti all'arte da un “maestro” che è però anche un terapeuta, che basa tutto il suo lavoro sulla creatività.

Questo tipo di terapia, detta appunto arte-terapia, è ampiamente utilizzata nel mondo anglosassone e anche, in minor maniera, in Italia. I piccoli gruppi di pazienti/alunni, spesso con problematiche di tipo psichiatrico, vengono istruiti sulla tecnica necessaria per padroneggiare un certo tipo di arte e sono aiutati ad imparare ad esprimersi con quel linguaggio.
Ovviamente, tutto questo processo di creatività, viene condotto da un punto di vista psicologicamente valido per il paziente ed ecco perché è preferibile che il “maestro” corrisponda al “terapeuta”: altrimenti, la relazione che si stabilisce tra un “maestro esterno”, magari poco incline a gestire pazienti con problematiche importanti, potrebbe risultare deleteria.

L’European Journal of Public Health ha di recente pubblicato i risultati di una ricerca, proprio in questo ambito, effettuata su 1300 pazienti dell’assistenza primaria nella zona sud-ovest dell’Inghilterra.

I risultati sono stati incredibilmente positivi.

Diane Crone, Professoressa alla School of Health and Social Care University, ha dichiarato:




“Abbiamo lavorato con Artlift (un ente no profit che organizza corsi di questo tipo in tutto il sud-ovest dell’Inghilterra, ndr), da molto tempo ormai, e ho saputo attraverso alcune ricerche precedenti come si sentono i pazienti a riguardo. 

Un commento che mi ha davvero colpito parlando con i pazienti è stato che Artlift sana il cuore. 

Per me questa frase ne coglie brillantemente il significato personale per un paziente che ne trae beneficio. È fantastico poter finalmente fornire prove sostanziali e significative dei dati raccolti in 7 anni con questi interventi”.


Un successo enorme, quindi, che diffonde sempre più la consapevolezza che la salute umana non è fatta soltanto di chimica, farmacologia e medicina: ci sono anche quelle terapia non mediche, non farmacologiche, che hanno un impatto non meno importante nelle vite dei pazienti, basate sulla creatività.

Il problema è che questo tipo di servizi sono considerati non certo primari dai vari sistemi sanitari e questo li rende difficilmente raggiungibili dalla gran parte della popolazione.

Come al solito il problema è economico, e ancor prima politico.
Gli studi che dimostrano chiaramente i benefici di questo tipo di trattamenti, si sprecano.

Possiamo dire, senza timore di smentita, che il successo dell’arte-terapia è ampiamente dimostrato.

Tornando al tema, più generale, della creatività e del suo difficile utilizzo nel mondo moderno, è facile intuire che mai come oggi si percepisce la necessità di nuovi modi per esprimersi.
In un mondo talmente standardizzato e globalizzato in cui si fatica a trovare un modo proprio, profondamente personale per esprimersi, la parte creativa che risiede in tutti noi si sente sacrificata, ridotta ai minimi termini.

Chiunque voglia imparare a dipingere, a scolpire, a fare musica, a recitare, a cantare, a danzare, a scrivere o a disegnare sperimenterà sulla propria pelle i benefici di tornare in contatto con una parte di sé che rimaneva sepolta sotto una coltre di polvere.

La creatività è dentro tutti noi: se trascuriamo questo nostro lato avremo meno strumenti per portare avanti il nostro percorso di vita.

Uno dei maggiori filosofi di tutti i tempi, Arthur Schopenhauer, disse:



“Ogni bambino che nasce è in qualche misura un genio, così come un genio resta in qualche modo un bambino”.


Ecco: questa capacità di restare bambini diventa molto spesso l’unica scialuppa di salvataggio del nostro essere, l’unico modo per evadere dal mondo grigio degli adulti.

Non rinunciamo a questa grande opportunità.

Apriamoci alla creatività, lasciamo che i colori ci impiastrino le dita, giochiamo con le matite, proviamo qualche passo di danza, riprendiamo in mano la chitarra… facciamo qualcosa che coinvolga la nostra creatività e il tasso di stress scenderà.

Subito.

Non aspettiamo di arrivare ad aver bisogno dei farmaci.

La prossima settimana troverete un articolo su un argomento che abbiamo sfiorato in questo articolo: i mandala...i grandi disegni della tradizione indiana che hanno ispirato gli studi e le riflessioni del grande Carl Gustav Jung.