martedì 11 settembre 2018

Quando aiutare gli altri diventa controproducente

Aiutare gli altri
Quando si parla di aiutare bisogna stare molto attenti. È un argomento alquanto particolare che ha bisogno di molta cautela, di molta attenzione, ma soprattutto (e molti forse non saranno d'accordo), bisogna essere un po' egoisti e aver cura di sé. Mettere sé stessi al primo posto (sembra brutto a dirsi ma è così).  

Nel scrivere questo articolo, parto dal presupposto che "Aiutare" è fondamentale, è uno dei bisogni più importanti dell'essere umano. Ma in questo caso, il senso che gli voglio dare è ben diverso.




Si parla tanto di aiutare e grazie all'aiuto (forse è meglio dire al bisogno di aiuto), i partiti politici e la chiesa hanno speculato e lucrato per centinaia di anni. 

Ora non voglio stare qui a parlare di politica, ma credo sia giusto approfondire partendo proprio da questi fatti, come premessa.

Per anni la chiesa, i partiti politici e i poteri forti, hanno lottato tra loro per “accaparrarsi il consenso” (in maniera subliminale o con la forza) di quella fascia di persone che possiamo definire povere (povere in senso lato), sotto diversi punti di vista, non solo povere di denaro, ma soprattutto povere di cultura o se vogliamo, ignoranti (che non vuole assolutamente essere un'offesa), per puro interesse politico-economico.

Con il tempo gran parte di quelle persone, di quell’aiuto ne hanno fatto una cultura, una filosofia di vita, un diritto, pretendendo continuamente l'aiuto dalle istituzioni, poi dalla società e infine dagli amici e dalle persone vicine, fino a farne un principio “quasi” universale. Un obbligo!

Questo è molto visibile oggigiorno nelle relazioni tra amici e negli ambienti lavorativi, non più solo nelle cosiddette fasce povere, ma in maniera più diffusa e distribuita in modo capillare ed in linea con l’evoluzione tecnologica e la situazione economica (parlo del divario tra poveri e ricchi, cioè, la scomparsa della fascia media a causa dell’ingresso nella moneta unica europea). 

Siamo un popolo che ha sempre vissuto di assistenzialismo. Basta guardarci un po’ in giro per rendersene conto: una massa incredibile di disoccupati appartenenti a tutti i ceti sociali, che non ha soldi, che non sa cosa fare, che non vuole fare un minimo di sacrificio (il termine sacrificio viene usato impropriamente dalle persone; il vero significato è stato perso nel corso degli anni forse per colpa dell’ultima guerra mondiale), e la prevalenza delle persone occupate ricoprono ruoli pubblici all'interno di uffici comunali, provinciali, regionali, scuole, università, uffici postali ecc.

Ma dove sono gli imprenditori?

Purtroppo sono pochissimi i veri imprenditori. In Italia il termine imprenditore viene abusato. I presunti tali altro non sono che artigiani e liberi professionisti con mentalità artigiana, ma tutt’altro che imprenditori. Proprio perché imprendere è pericoloso.

Avere una partita IVA non fa di te un imprenditore. Ma anche questo argomento non riguarda il senso di questo articolo.

Ma perché sto parlando di politica quando ho esordito dicendo che non mi piacciono questi argomenti?

Perché voglio arrivare al significato nascosto dietro al titolo di questo articolo. "Che le persone anche se dicono di aver bisogno di aiuto (ecco il perché della premessa), non vogliono essere aiutate!"

Non so a voi, ma a me è capitato di aiutare qualcuno e alla fine di prenderla spudoratamente nel biiiip.

Non voglio essere volgare, ma quando ci vuole ci vuole. Mi sono capitate diverse persone che si lamentavano. Vediamone alcune:
"L'ho aiutata in tutti i modi possibili, ascoltandola, accettando di buon grado tutte le scuse che toglieva per coprire le sue mancanze, le sue debolezze, i ritardi, le assenze, perfino il suo disinteresse nei miei confronti. Ma alla fine ero io troppo pignolo”.

“L'ho aiutata in mille modi, per metterla nelle condizioni di svoltare strada, ma non c’è stato nulla da fare, non è servito a niente”.

“Ero un punto di riferimento per lei, o perlomeno credevo di esserlo, ero sempre disponibile per qualsiasi problema, ma mi sbagliavo, ha conosciuto un altro e si è dimenticata di me in un batter d’occhio”

“Ne ho passate tante in questi ultimi due anni e alla prima occasione non se l'è lasciata scappare, ne ha approfittato per lamentarsi, perché non l'ho considerata, dice, perché avrei dovuto chiudere ancora un altro occhio, comprendere la sua situazione, alla fine sono passato dalla ragione al torto.”

La cosa strana è che sembra che la colpa sia sempre degli altri… come mai?


Aiutare è pericoloso


Quel che sta accadendo fa ben riflettere!
La gente non vuole farsi aiutare però pretende il tuo aiuto.  O meglio, vuole che tu li aiuti come vogliono loro. Non puoi scegliere!  In pratica, se decidi di aiutarli, ricordati di chiedergli come... potrebbero offendersi!

Da poco è capitato che una persona mi ha chiesto aiuto. Mi ha chiesto se potevo dargli una mano perché ne aveva bisogno… le ho risposto che potevo farlo l'indomani, risposta: domani non posso, devo fare una cosa urgente, se vuoi dopo domani.
Se vuoi?!?! Ma stiamo scherzando?!?!


Ne vediamo tutti i giorni di frasi come queste su Facebook:


Un'altra situazione è quando la persona ha bisogno di parlare e ti chiama per chiederti aiuto, sostegno, comprensione, tu l’ascolti, e lui o lei, commenta ogni cosa che dici... non è d’accordo con quello che pensi su ciò che sta dicendo.

Non vuole sentire quello che avete da dire, dovete solo ascoltare e basta!

E se provate a dire qualcosa (di scomodo per loro) ci rimangono male.

Ora, è vero che quando le persone che ami (e che ti interessano, in qualche modo) ti chiedono aiuto devi ascoltarle e comprenderle… ma non parlo di queste. Parlo di quelle che ti scaricano quintali di immondizia, che ti vogliono sballare i loro problemi. Se devi solo ascoltare i problemi degli altri, tanto vale che ti fai pagare, che diventi psicologo. In una relazione di amicizia e di amore che si rispetti, ci deve essere uno scambio reciproco di punti di vista, di sensazioni, di emozioni.

C'è un altro aspetto da considerare... un errore che commettono gran parte dei genitori con i propri figli: che se aiutiamo una persona a superare un problema dandogli ciò che desidera perché "ci dispiace vederlo soffruire" senza lasciare che ci provi e che sbagli, gli impediamo di crescere, di sviluppare il talento necessario per risolvere quel problema. Ne consegue che ogni volta che si troverà in quella situazione sarà costretto a chiedere l'aiuto di qualcun altro.
Ma ne parlerò in seguito in un prossimo articolo. 

Un essere umano forte non può aiutarne uno più debole a meno che il più debole non lo voglia, ed anche allora costui deve diventare forte in sè stesso. Egli deve, attraverso il suo personale sforzo, sviluppare la forza che egli ammira nell'altro. Nessun'altro se non lui stesso può cambiare la sua condizione.
-J.Allen-
Chi trova un amico trova un tesoro non vale per il popolo occidentale, consumista, capitalista, arrivista...

Forse potrà valere per la popolazione dei Pintupi, o il Nukak o ancora per gli Yurakare...

Ma qui, chi trova un amico deve stare molto, molto attento.